Application Insights (again)

Si lo so, qualcuno penserà: “ancora sto Application Insights? e basta!” e c’ha pure ragione dico io.

Solo che stavolta voglio segnalare un podcast, fatto direttamente da me, perché se a qualcuno serve capire qualcosa anche ascoltando e non leggendo, eccolo qua.

Ad ogni modo in questi giorni non ho scritto molto, ero impegnato con varie cose, tra cui un ennesimo (spero e credo fiduciosamente che sia l’ultimo) cambio di lavoro.

Questo però non cambierà le cose: scrivere e condividere è importante, per cui non bisogna fermarsi mai.

Application Insights (again)

100 puntate per una Buona Pasqua

Ancora frastornato da cibarie e bevande, mi accingo a salutare questa Pasqua 2016, che ricorderò per una serie di eventi, alcuni dei quali al momento non intendo menzionare (ci sarà tempo dopo).

Su uno però mi vorrei soffermare: le prime 100 puntate di dotNET{podcast}.

Si, le prime 100, perché ovviamente siamo appena agli inizi, ma consentitemi di dire che questo traguardo non ce lo siamo prefissati io, Antonio e Massimo, è un traguardo che è arrivato tanto veloce quanto tranquillo.

Abbiamo lavorato, nel bene e nel male, a testa bassa, senza fermarci mai o quasi mai, neanche per prendere fiato. Anche oggi che è Pasqua, siamo in balia di montaggi, pianificazioni, ecc. come se questo fosse un lavoro, ma meglio ricordarlo, non lo è.

In 100 puntate ne abbiamo fatte veramente tante, e ora che è entrato nel team anche Luca, di più dovremo farne!

E allora festeggiamo la Pasqua 2016, senza esagerare coi bagordi, ascoltate la nostra centesima puntata e magari un brindisi, piccolo piccolo, dedicatelo anche a noi, un pochettino, forse, ce lo meritiamo!

😉

100 puntate per una Buona Pasqua

Documentare le API con Swagger

In questi giorni ho avuto modo di confrontarmi con Nicolò Carandini sul tema Swagger, un metalinguaggio utile per documentare le API esposte da servizi REST.

Mi è sembrata un’ottima soluzione, visto che oltre ad avere interessanti automatismi ci consente, con relativamente poco sforzo, di avere sempre una documentazione “up-to-date” e di ridurre al minimo il lavoro necessario per adempiere a queste necessità.

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Quindi, se avete una necessità del genere, vi consiglio di ascoltare il podcast che ne abbiamo prodotto, e di approfondire poi l’argomento tramite i link presenti nella pagina.

Documentare le API con Swagger

Epic session

Stamattina sono di nuovo in treno, anche se e’ sabato, per andare a seguire la seconda giornata di Codemotion.

Ieri pero’ una sessione mi ha particolarmente colpito, e ne voglio parlare.

Si tratta di una sessione “non tecnica”, ovvero sul parlare in pubblico, “Public speeking for geeks” tenuta da Lorenzo Barbieri :

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Io l’ho definita una “epic session” e non e’ una esagerazione. Chi conosce Lorenzo sa quanta esperienza abbia nella gestione delle persone e questa sua esperienza e’ passata sicuramente attraverso centinaia e centinaia di sessioni in giro per tutta l’Italia, a contatto con le community (e non solo). E il tutto condito da tanta tanta passione.

Tra qualche giorno, dopo l’evento, le registrazioni saranno disponibili, e allora aggiungero’ a questo post anche il link per vedere / rivedere la sessione, poi mi direte se e’ stata veramente epica o meno.

Intanto vi dico cosa mi e’ rimasto, sperando di aver capito bene. Durante la sessione Lorenzo non ha usato slide, e ha condiviso con la platea le sue esperienze sul parlare in pubblico, per dare qualche linea guida sia a chi deve tenere una sessione ad un evento, sia a chi magari deve confrontarsi ad uno speech per la presentazione, magari in pochi minuti, di una idea per una startup.

Confesso di essere interessato in prima persona all’argomento, visto che qualche volta anche io ho avuto la fortuna e il piacere di confrontarmi in una sessione ad un evento, e spero di continuare con questo tipo di esperienza, ma anche perche’ in passato ho piu’ volte fatto il docente per corsi di informatica, quindi ero molto interessato.

I punti fondamentali che mi sono rimasti impressi sono:

  1. I primi 30 secondi rappresentano l’imprinting verso il pubblico: le persone sapranno (e devono sapere) nei primi 30 secondi di cosa si parlera’ per la successiva mezz’ora o ora che sia; non si tratta di un film e non c’e’ bisogno di suspence, meglio dare subito l’idea di cosa potranno aspettarsi, saranno tutti piu’ consapevoli
  2. Non perdersi nelle presentazioni: specialmente se avete poco tempo non sprecatelo lasciando riferimenti che le persone difficilmente ricorderanno; se interessati ve li chiederanno o se li appunteranno dalla slide finale
  3. Non spiegate troppo: inutile essere troppo verbosi o dettagliati, o piuttosto troppo concentrati sullo spiegare righe di codice, date in pasto i concetti principali, meglio capire poche cose e poi approfondirle in seguito in maniera autonoma che stordire la platea con tanta roba da elaborare e digerire in poco tempo
  4. Muovetevi e coinvolgete la gente che vi ascolta: il liguaggio del corpo e’ piu’ che fondamentale, restare seduti e fare il mezzobusto del telegiornale non interessa le persone, che si sentiranno di essere ad una lezione e non in una conversazione
  5. Ogni 5-6 minuti cercate di dare un elemento per risvegliare l’attenzione: studi fatti dimostrano che mediamente le persone perdono interesse o attenzione dopo sei minuti di ascolto, per cui servono elementi per riavviare questo meccanismo di attenzione
  6. Non parlare sempre con lo stesso tono di voce: potreste far addormentare la platea, meglio qualche pausa e cambi di tono per aiutare a dare importanza al momento o al concetto che si sta spiegando
  7. Inizio e fine della sessione sono i momenti che determinano il successo della stessa: concentrate su questi due punti un momento da ricordare, un concetto da imprimere, restera’ anche dopo la sessione
  8. Usate frasi celebri di personaggi famosi se aiutano a fissare un concetto: non e’ necessario farlo sempre, ma a volte una frase significativa di un personaggio celebre, puo’ aiutare a rafforzare un concetto che state cercando di spiegare

Questo e’ quanto mi e’ rimasto impresso nella mente dopo la sessione di Lorenzo. Direi che tutto sommato non e’ poco dopo una sessione di un’ora. Sicuramente mi sono perso qualcosa, per questo spero prima possibile di poter rivedere la registrazione.

E dopo la sessione, ancora tante domande erano arrivate a Lorenzo, segno che l’argomento era piu’ interessante di quello che i piu’ scettici avrebbero mai creduto.

Io personalmente voglio ringraziare Lorenzo per questa condivisione, spero prima possibile di mettere in pratica tutti questi concetti.

E se Lorenzo sara’ a tiro, lo invitero’ a seguire la mia sessione e darmi qualche altro consiglio utile per migliorare piu’ possibile.

Epic session

Giochiamo a sviluppare giochi

Ci sono occasioni in cui, tutti coloro che amano i giochi possono passare una giornata divertente e istruttiva, imparando come sviluppare giochi e confrontandosi con gli altri appassionati di gaming.

Una di queste occasioni è data da un evento organizzato da Microsoft, il TecHeroes loves GameDev Tour in programma il prossimo 7 Aprile nella sede di Roma, di cui trovate qui il programma completo e la pagina di registrazione.

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Sarà un’occasione per confrontarsi sullo sviluppo di videogiochi, sia che si tratti di principiante, sia che si tratti di persone esperte in materia..

E proprio perché non sono uno sviluppatore di videogiochi, proverò a partecipare a questo evento, per capire qualcosa in più di questa tematica dello sviluppo software a me del tutto ignota.

Sarà un’occasione molto utile per imparare e divertirsi insieme!

Giochiamo a sviluppare giochi

Un WeekEnd da Maker

Nello scorso weekend, sono stato impegnato a partecipare ad un evento organizzato da Intel, di cui avevo già parlato in questo post, la cui parte logistica (a quanto ho capito) è stata organizzata in maniera esemplare da parte di BeMyApp.

E’ stata una esperienza superiore alle mie aspettative, per una serie di motivi che cercherò di spiegare di seguito.

L’evento in sé era un “hackaton” in cui, in un weekend appunto, ovvero da sabato mattino fino a domenica verso ora di pranzo (notte inclusa) era possibile avere a disposizione la scheda Intel Edison e un kit di sensori (più altri sensori a richiesta) per presentare una propria idea da zero di un prototipo o di un prodotto da realizzare in ottica IoT (Internet of Things).

C’erano circa 130 partecipanti, in overbooking rispetto ai 100 previsti inizialmente (o di cui si parlava sempre nelle mail dell’organizzazione), a dimostrazione che era stato un evento molto interessante per tanti che ritornavano e una novità per chi, come me, era alla sua prima esperienza.

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L’età media non era molto alta, c’erano molti ragazzi tra i 20 e i 25 che avevano già una buona esperienza in merito e molti altri più “maturi” come me ed altri più grandi di me, appassionati di questa specifica “area tecnica”.

L’evento si è svolto all’interno dei locali della Luiss Enlabs, situati in pratica sopra la Stazione di Roma Termini e accessibile dall’interno della stazione stessa quindi strategicamente raggiungibile da tutti.

Lo spirito era quello di un enorme lab, in cui i “makers” si organizzavano in team e si cimentavano nella realizzazione della loro idea per poi, nel pomeriggio di domenica, presentare una demo e partecipare ad un contest con tanto di giudici, ed eventualmente vincere un premio in denaro (in realtà in gift card su Amazon).

Le squadre che si sono presentate erano in realtà già attrezzate in maniera “forte”, ovvero erano già molto avanti con la loro idea, e la partecipazione era mirata all’utilizzo dello schede Intel Edison e potersi evidenziare verso eventuali finanziatori, visto che la Luiss Enlabs rappresenta un “incubatore di idee” e la stessa Intel credo di aver capito che finanzi i progetti che ritiene più interessanti e innovativi.

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Io e il mio amico Aristide ci siamo cimentati in un progetto che poi abbiamo registrato su Instructables (così come tutti gli altri) ma essendo ancora una idea molto embrionale, ci siamo più che altro preoccupati di capire come funzionassero la scheda e i sensori che ci serviranno e ragionare sul come mettere insieme i pezzi di questo “puzzle”.

Si è respirata comunque un’aria fantastica, in un clima di collaborazione si potevano avvertire quasi le idee viaggiare nell’aria, tante persone insieme a lavorare e divertirsi. Sarebbe bello poterlo fare per lavoro, così come era per tanti dei presenti, purtroppo non è possibile ma è pressochè sicuro che parteciperemo ai prossimi hackaton che verranno organizzati da Intel (e da altri, chissà), e consiglio anche a voi di partecipare, e sicuramente la prossima volta porterò anche mio figlio, che già una volta si era divertito a darmi una mano con schede e sensori.

Altre foto dell’evento le potete recuperare dai twitter del 12 e 13 marzo con questo hashtag #IntelMaker .

Grazie ad Intel e a BeMyApp, e ci vediamo al prossimo hackaton, e speriamo di tornarci con il prototipo del nostro progetto!

Un WeekEnd da Maker

Io odio le Stored Procedure…

Questo lo posso affermare senza problemi: odio le stored procedure !

Non le sopporto, ne riconosco l’utilità in tanti contesti e addirittura la necessità in altri contesti, ma non posso fare a meno di avvertirle come fastidiose

Nella nuova puntata della serie Variazioni sul tema, curata da Dino Esposito si parla proprio di stored procedurelentissimecomplicatissime

Have fun !

Io odio le Stored Procedure…